LA VISIONE DEL MONDO, I VALORI, IL DEBITO PUBBLICO, LA MONETA
di Claudio Bertoni

Capitolo 2

I Valori di un popolo devono guidare le politiche economiche?

La storia dell’uomo è sicuramente complessa.  Un intreccio di ideali, lotte di potere, di controllo, di condivisioni o di guerre. Riuscire ad avere uno sguardo globale non è né facile né semplice. In questo scritto cerchiamo di guardare alla storia della società umana a partire dall’economia o meglio dalla macroeconomia. La tesi si basa sull’osservazione che oggi lo strumento principe del Potere è il controllo del sistema monetario.

E’ impossibile comprendere qualsiasi processo storico se non si conosce l’economia.

EZRA POUND, A. B. C. of Economics, Faber, London, 1933.

Ma non solo, come cittadini per essere dovutamente informati, per votare, per evitare di dare deleghe in bianco, per capire come portare avanti i Valori della nostra comunità è importante conoscere in modo chiaro e semplice alcuni concetti chiave dell’economia: moneta e debito. Infatti, in molti propongono le loro ricette per il rilancio dell’Italia. Ovviamente sono diverse fra loro, ma c’è sempre un filo conduttore. Ogni decisione, ci viene detto, deve fare i conti con il fardello del debito pubblico. Ogni proposta di investimenti, spesa, scuola, sanità, welfare deve fare i conti con i “conti”.

I giornali, gli economisti, gli “esperti”, persino il Presidente della Repubblica, ci dicono in ogni momento che “la coperta è corta”, “non ci sono ricette magiche”, “non ci sono soldi”, perché “lo Stato è come un famiglia e non può continuare a spendere più di quello che incassa, altrimenti si indebita” e ancora “i nodi sono venuti al pettine: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e adesso i sacrifici bisogna proprio farli, oppure “grazie all’Europa che ci educa a fare i compiti” e “alla disciplina che ci impongono i mercati”.

In tutto questo, molti cittadini avvertono che c’è qualcosa che non va. La descrizione della realtà è ambigua. Cos’è che “stona”? Quali sono i conti che non tornano? Di chi sono questi conti?

E’ importante dire subito che i Valori di una comunità, di un popolo, di uno Stato o di una federazioni di Stati sono e dovrebbero essere la guida per ogni decisione. E probabilmente ed è il motivo di questo scritto questi Valori devono essere la guida per tutte le decisioni di Politica economica.

Ci siamo accorti, infatti, che la scienza economica non è neutra. Occorre riflettere molto su questa affermazione perché le implicazioni sono tutto fuorché scontate. In pratica è fondamentale sapere che le teorie economiche e i conseguenti strumenti di politica economica sono funzionali e coerenti al perseguimento dei valori di una società. Pertanto, non ci sono teorie economiche giuste e teorie economiche sbagliate, ma teorie adatte al perseguimento di determinati valori e teorie adatte al perseguimento di valori opposti.

La verità è che non ci sono teorie economiche giuste o sbagliate ma teorie funzionali o meno ai valori che un popolo si è dato.

E’ sicuramente utile per comprendere meglio questo passaggio leggere la nota qui a fianco (tratta da un blog a nostro essenziale da seguire  http://orizzonte48.blogspot.com/2019/02/sul-presunto-rilancio-dellimpegno.html). Citiamo il libro direttamente perché molto bello per cattolici e non dal titolo “I cattolici e la piena occupazione”, Piero Roggia – ed. Giuffrè 2004, arrivato alla sua terza edizione.

Ma era soprattutto il filosofo sociale, oltre che il teorico, a suscitare l’interesse di La Pira. Le teorie sociali di Keynes contenevano una non ostentata simpatia per i poveri che collimava con quella di La Pira. Al contrario della filosofia sociale implicita nella teoria economica neoclassica, nella filosofia sociale di Keynes non trovava posto il famoso «beati i possidenti». 

La Pira aveva aderito alle teorie economiche di Keynes perché aveva prima studiato il filosofo sociale Keynes. Prima la filosofia poi l’economia. La teoria economica neoclassica mette al centro il capitale, la teoria Keynesiana l’Uomo. Non è che una teoria economica è giusta e l’altra è sbagliata. Semplicemente ognuna è coerente ai propri valori.

Ma nella mia esperienza gli economisti non amano, né hanno mai amato, rendere esplicite le premesse filosofiche sulle quali si fondano il loro ragionamenti. C’è una sorta di «pudore per le premesse» che caratterizza larghissima parte del pensiero economico così come s’è venuto sviluppando nella sua storia. C’è, in ogni opera di un economista, una specie di dissidio segreto fra ciò che resta implicito e ciò che viene detto apertis verbis, fra quello che si legge e quello che non è scritto.”

Per cui gli economisti ci dicono “l’economia funziona così” oppure è “il libero mercato”, “il debito pubblico è un problema”, “non ci sono soldi” ponendoci queste affermazioni come fossero dati di natura, come la forza di gravità. Ma non lo sono. Sono vere solo in relazione a Valori e interessi di una parte di popolazione e contrarie, o meglio incoerenti, per il perseguimento di altri Valori. Cioè per gli economisti sono la sola economia esistente perché la sola coerente ai loro valori che però rimangono nascosti.

Ciò da cui gli economisti spesso se non sempre ci escludono è, quindi, dalla loro visione del mondo. Invece sarebbe fondamentale e onesto che ogni economista rendesse espliciti i valori a cui fa riferimento. Tutto ciò è necessario, ma avrete già capito, non sufficiente.

Almeno per due ragioni:

  1. La prima riguarda “l’assetto del potere”. In pratica, di chi fa gli interessi chi è chiamato a guidare e gestire uno Stato. Vengono accettate o peggio promosse teorie economiche che si dice siano inevitabili, le uniche esistenti che ovviamente sono coerenti agli interessi di chi ha in mano il potere.  In questo caso si “vive”, come cittadini, in un pensiero unico sia culturale che di teorie economiche (a titolo di esempio a livello culturale è evidente lo scempio totale che si è fatto, nel tempo, del termine Patria).
  2. La seconda sono quelli che chiamiamo “errori in buona fede”. Ogni teoria, infatti, utilizza strumenti di politica economica e ne descrive i risultati secondo la propria scala di valori. Ma attenzione. La forza di alcuni strumenti di politica economica è così elevata che utilizzandoli senza conoscerne gli effetti si possono ottenere risultati contrari ai valori che un popolo ha deciso di perseguire e che, chi governa, vuole effettivamente perseguire.

Queste sono tra le ragioni principali che ci hanno spinto come cittadini ad occuparci di economia e in particolare della macroeconomia. E’ una necessità, uno strumento di difesa, conoscere le basi della macro-economia. Non è un percorso facile, ma le “BASI” e gli “ELEMENTI MINIMI” sono alla portata di ogni cittadino. Questa conoscenza ci fornisce uno strumento fondamentale per gestire la nostra vita nella comunità e ne eleva il processo democratico.

Quanto è importante quanto detto fin qui lo si può evincere dal concetto di Debito Pubblico. Per una determinata organizzazione sociale il Debito pubblico è un problema ed è realmente un debito che i cittadini hanno con chi gli presta il denaro. In un altro tipo di organizzazione non solo non è un problema ma è indice della ricchezza in beni e servizi che un popolo ha creato nel tempo.

A questo punto un passaggio sull’art. 1 e l’art.4 della nostra Costituzione è doveroso.

ART. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione.

I padri costituenti hanno voluto fortemente mettere questo articolo a fondamento dei nostri Valori. Quindi per il popolo italiano l’unica vera ricchezza è la nostra operosità e i frutti della nostra operosità, siano essi beni reali o servizi che creiamo giorno dopo giorno, anno dopo anno con il nostro lavoro. A noi piace chiamarlo, appunto, operosità. La vera e unica ricchezza è questa, non sono i soldi. E se ci pensiamo meglio affinché ci sia operosità occorre che le persone esistano. Quindi

la ricchezza di un paese è data dalla esistenza e dalla operosità di ogni cittadino.

La nostra Costituzione lo dichiara in modo cristallino. Noi siamo ricchi a seconda di quanti bravi imprenditori, professionisti di ogni settore scientifico e tecnologico, artigiani, commercianti, operai, medici abbiamo in ogni campo, dall’arte all’agricoltura. Quindi abbiamo un patrimonio creato nel tempo dato dalla operosità di chi ci ha preceduto e dalla operosità che siamo in grado di esprimere nel presente e nel futuro. Guardando quindi all’Italia appare subito evidente quanto in termini di patrimonio siamo ricchi.

ART. 4
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

La Repubblica italiana è fondata sul lavoro e ogni cittadino ha il dovere di svolgere, un’attività che concorra al progresso spirituale e materiale della società. Questo conferisce ad ogni cittadino il diritto di far parte della comunità e di goderne i benefici.

Abbiamo visto sopra come i Valori debbano guidare la politica economica. Ecco qui un Valore: l’operosità è ricchezza. Ne consegue che ogni persona che non è operosa sta impoverendo la società. Capiamo bene quindi che impedire a milioni di italiani di non lavorare perché non ci sono i soldi è uno spreco di ricchezza: la nostra unica e vera ricchezza. Una politica economica che giustifica una disoccupazione per motivi finanziari è una politica economica incapace o una politica economica che persegue altri valori.

Quindi citando W. Mosler “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità” e noi italiani potremmo aggiungere che “è un crimine anche contro i nostri valori costituzionali”. Qui noi siamo molto severi e dobbiamo esserlo con i nostri governi affermando che qualsiasi governo che non riesce a raggiungere nel suo mandato la “Piena occupazione” è un governo incapace o espressione di interessi che non sono Costituzionali. Quindi ogni governo ha il dovere e la capacità di raggiungere la piena occupazione e il miglior tenore di vita possibile, dove anche il tempo liberato è un Valore. Ecco perché possiamo affermare che la tecnologia non dovrebbe aumentare la disoccupazione ma diminuire il tempo di lavoro a parità di vera ricchezza creata che non sono i soldi ma i beni e servizi.  Voglio ricordare qui un articolo interessante con intervista a Giulio Sapelli dove si scrive:“in “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, John Maynard Keynes scrisse: “Tre ore di lavoro al giorno, infatti, sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi”. Un’opzione ancora possibile? Ma certo, insiste Sapelli: ridurre l’orario di lavoro è una scelta praticabile oggi più che mai, visto che il sistema basato sul profitto sta andando in pezzi. “Italia Oggi” richiama la declinazione enunciata dal filosofo André Gorz, che – sulla scorta dello stesso Keynes – sviluppò la teoria del “lavoro liberato”. «Il lavoro, se non è lavoro liberato, è pur sempre una maledizione biblica», concorda Sapelli. «Bisogna avere un lavoro liberato: un lavoro umano, come del resto volevano Adriano Olivetti ed Enrico Mattei. Quando non c’è lavoro liberato, sappiamo bene, è dura». Si realizzerà mai? Sapelli non è pessimista, anche se prevede tempi lunghi: «Il modello cooperativo si diffonde sempre di più. E la gente trova sempre più insopportabile il sistema attuale». Non perdiamo la fiducia”

Infatti, noi non perdiamo la fiducia e nel frattempo cerchiamo di recuperare la conoscenza o meglio almeno il desiderio di conoscenza e avventuriamoci nello scoprire la moneta.

Riassunto: La scienza economica viene dopo la filosofia morale, la politica e il diritto. L’economia non è una scienza esatta ma una scienza sociale. Pertanto, non esistono teorie economiche giuste o sbagliate ma teorie coerenti o meno ai Valori che un popolo si è dato.

Il Valore per la Costituzione italiana è l’esistenza e l’operosità di ogni cittadino.

Ogni politica economica è per noi vera solo se realizza in tempi brevi una società nella quale ogni uomo ha un’esistenza dignitosa e il diritto-dovere di essere operoso (Piena occupazione)

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2019-03-15T15:21:10+00:00